Laveria Brassey

Costeggiando il Golfo di Oristano, appena fuori Cabras, prendiamo la strada per Arborea, delizioso paese in stile veneto in piena Sardegna. La giornata è splendida, il cielo terso. Il maestrale ci accompagna verso sud, in direzione della Costa Verde.

Il nastro di asfalto segue tortuoso la costa al margine del mare. La nostra meta è l’entroterra di Piscinas ed il suo distretto minerario, ormai dismesso. In particolare, siamo diretti verso quelli che sono i resti della “Laveria Brassey”.

La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali.
I giacimenti più importanti si trovano nell’Iglesiente e nel Sulcis, nel Guspinese-Arburese, nel Sarrabus, nella Nurra e nella zona dell’Argentiera. La “Laveria Brassey” fu edificata nel territorio comunale di Arbus, per servire la miniera di Ingurtosu.

Nella storia di questa miniera uno snodo cruciale si ebbe alla fine del IXX secolo, quando una serie di ricerche misero in luce un secondo ricco filone, di maggiori dimensioni rispetto a quello su cui avevano fino ad allora insistito i lavori. Le strutture precedenti si rivelarono inadeguate a gestire con successo e profitto le nuove grandi riserve di minerale. La soluzione fu la vendita della maggioranza del pacchetto azionario della Sociétè Anonyme des Mines de Plomb Argentifère de Gennamari et d’Ingurtosu alla inglese Pertusola, il cui maggior azionista e presidente era, appunto, Thomas Alnutt Brassey, Visconte di Hayte.

L’opificio fu edificato a partire dal 1872 e consentì alla Società di Gennemari-Ingurtosu di trasferire a Naracauli la laveria di Ingurtosu. La costruzione, sul primo nucleo del 1872, di una laveria meccanica per il trattamento delle blende provenienti dal generoso filone minerario, fu denominata “Brassey”, in onore del Presidente della Società.

Curva dopo curva arriviamo alle grandi dune di sabbia di Piscinas. Improvvisamente il paesaggio, fatto di colline e di macchia battuta dal vento marino, si transfigura in deserto. Tutto assume il colore dell’oro, in contrasto con un cielo azzurro profondo. Guadiamo con il fuoristrada un piccolo fiume color ocra. Dopo una breve sosta in riva al mare, riprendiamo il cammino verso la destinazione del nostro viaggio.

La laveria, inaugurata il 17 Ottobre 1900, avrebbe avuto la capacità di trattare fino a 500 tonnellate al giorno di minerale, impiegando fino a 160 operai.
Tra il 1903 e il 1905 venne costruita anche una teleferica, che permetteva il trasporto del minerale dai cantieri di Gennamari fino alla “Laveria Brassey”, con un notevole risparmio sui costi di produzione. Nel 1906 vennero sperimentate con successo, sempre nella laveria, le cernitici magnetiche Primosig, grazie alle quali fu possibile semplificare la lavorazione delle blende ricche di ossidi di ferro.

Nei primi anni Venti la proprietà della Pertusola passò dalla famiglia Brassey alla multinazionale franco-spagnola Società Mineraria e Metallurgica di Pertusola, del gruppo Penarroya. Nel 1933 fu avviata un’imponente opera di ristrutturazione delle attività di estrazione e trattamento del minerale.
Una delle conseguenze fu la riduzione di un terzo del personale impiegato, in degli anni segnati, anche, da un progressivo peggioramento dei rapporti tra la Società e gli operai.

L’inizio degli anni ’40 fu caratterizzato dai primi segni di esaurimento dei filoni su cui lavorava la miniera. Dopo la Seconda Guerra Mondiale ci furono vari tentativi di razionalizzare la produzione, tutti naufragati di fronte al sempre più evidente prosciugamento del filone Brassey, dopo mezzo secolo di sfruttamento. Alla fine degli anni ’50 il declino risultava inarrestabile e nel 1965 la Pertusola, sull’orlo del fallimento, finì con il rinunciare alla concessione a favore del gruppo minerario concorrente Monteponi- Montevecchio. Dopo appena tre anni, nel 1968, la miniera fu definitivamente chiusa e l’ultimo centinaio di minatori licenziato.

Ed ecco, all’improvviso, dietro una svolta, quelle che appaiono come le rovine di un antico tempio greco, testimonianza di una grandezza dissolta nell’immensa luce del mediterraneo. La “Laveria Brassey” risplende di fronte a noi, mentre il tempo, inesorabile, la consuma.

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